Laboratorio di segni – dal 23/11 al 30/12 2013 -Museo Nuova Era – Bari – testo di Giancarlo Bertoncini

0 0 Maggio 19, 2013

MUSEO NUOVA ERA

Strada dei Gesuiti, 13 70122 Bari

Tel.e fax 080 5061158

e-mail:museonuovaera@alice.it,

www.museonuovaera.it

Laboratorio di segni”

opere di Delio Gennai

Una lunga fedeltà

è nell’operare artistico di Delio Gennai.

Fin dai primi tempi si delineano componenti fondamentali della sua attività:  per un verso, un procedimento di attenuazione, di alleggerimento della presenza cromatica fino a pervenire alla purezza assoluta del bianco (si collocano negli anni degli esordi, infatti, dipinti dal soggetto architettonico-paesistico diafani ed eterei, sintomo di una intensa sensibilità lirica) ; e per l’altro, un interesse verso le tracce ornamentali e/o di scrittura lasciate dal passaggio della civiltà araba in Pisa.

Ed è quest’ultima opzione che presto diventa fuoco centrale nell’universo di Gennai, mediante il ricorso ai segni della scrittura araba, trasferiti nel bianco del cartoncino, in cui vengono ritagliati con una cura formale e con una dedizione che ha il senso della valorizzazione di una sapienza manuale antica, depositaria di gesti rituali quasi da levità di ricamo, e che al contempo ha l’aura di una concentrazione monastica. L’eliminazione di strumenti e medium propri di un’operatività tradizionale e convenzionale si accompagna ad un processo di riduzione che è, in realtà, un atto di concentrazione e di intensificazione del risultato del messaggio estetico. ‘Messaggio’  in quanto tutto interno al proprio linguaggio e perciò alieno da ogni forma di sollecitazione indotta con referenze (siano esse ideali o comunque teoriche) esorbitanti dalla necessità estetica.  I segni, non più schiavi di un codice, sono liberi di possedere il proprio destino, fatto di suggestioni, di assonanze, di interrogativi.

Il segno della scrittura, il significante, si pone come elemento linguistico sciolto dalla gravità del significato, sollevato del suo portato ideologico, e si libra in piena autonomia e libertà, destrutturando la logica e la sintassi obbligate del pensiero assiomatico. Così liberato, il segno, affabulatorio e intrigante, consegue nuove potenzialità significanti e significative, acquisisce una molteplicità di funzioni e soluzioni.

Il segno si può, sì, concretizzare in un manufatto come opera in sé conchiusa, in qualche modo come nuova versione dello statuto convenzionale dell’opera da contemplare sulla parete.

Ma i segni, sciolti dalla limitatezza di un supporto delimitato (seppure mutevole  nella sua configurazione), possono disporsi sulla parete (come anche accade in una soluzione adottata nella presente esposizione di Bari) in una pluralità di possibilità, secondo un principio che è di ordine e regolarità nel rispetto della distanza fra segno e segno, e insieme di volta in volta (nelle singole attuazioni) di distribuzione variabile in rapporto alla specificità spaziale della parete e all’istanza creativa dell’artista. Ordine e libertà, rigore e scioltezza, l’un termine e l’altro trovano in questo modo coesistenza, se non  conciliazione, quasi disegnando una possibile ipotesi per l’universo umano, per il vivere civile, così come avviene, in un medesimo processo di concordanza degli opposti, allorché Gennai lavora sui segni in un rapporto di positivo e negativo.

Nel caso sopra detto di questa esposizione in Bari i segni si distendono dunque sulla superficie delimitata della parete, ma con un  intento analogo essi possono disporsi nello spazio di un ambiente. Si tratta allora di installazioni, realizzate in varie occasioni da Gennai (come al Bastione Sangallo o al Castello San Giorgio), nelle quali e mediante le quali lo spettatore viene direttamente coinvolto, per non dire addirittura immesso nell’opera, provocando un’alterazione nella percezione dello spazio stesso.

Il luogo, la parete e/o  l’ambiente, in virtù della dinamica presenza dei segni vengono dunque  ridefiniti e risemantizzati. Si dà il caso, allora, che l’artista, ,quasi dotato di poteri straordinari, compia un’opera di magia, un incantamento di sapore favoloso.

In verità si realizza in questa operazione il massimo degli effetti che l’opera d’arte possa conseguire e forse l’unico vero a cui essa possa aspirare quando assuma su di sé l’intento di un processo di cambiamento esterno, al di là di populistiche retoriche o di intellettualistiche mitologie: muta lo spazio in cui l’opera è immessa e muta la percezione di quello spazio da parte dello spettatore-fruitore; dunque, si attua un cambiamento, un rovesciamento che coinvolge il luogo e l’essere umano. I segni pervengono quindi a costruire un nuovo “universo”.

Giancarlo Bertoncini

      Durata                                            dal 23 Novembre a 30 Dicembre 2013

      Orario                                                 dalle ore 17 alle 20 – chiuso domenica e festivi

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